CONDIVIDI
D'Angelo piage avellino ricorso

Le lacrime di capitan D’Angelo descrivono tutto. Del resto era in maglia biancoverde dal 2009: campi polverosi in serie D, derby accesi in Lega Pro, la B, la notte allo Stadium, la traversa al Dall’Ara, le salvezze angoscianti degli ultimi anni. I suoi polmoni inesauribili hanno accompagnato la nascita, l’ascesa, il declino e la fine (forse) dell’Avellino 2.0. Oggi c’era e lo aveva scritto anche su instagram:”Non sarai mai sola”. Purtroppo, però, la partita non si giocava in campo, ma in una improvvisata aula del Coni, dove non contano grinta e generosità, ma cavilli burocratici, “criteri legali ed economici”, pec e Dio solo sa cos’altro ancora.

Fuori la sede del Coni c’erano tanti tifosi biancoverdi a sperare, pregare, cantare e svegliare la Capitale impigrita dall’afa estiva. Ma quando è arrivato il verdetto, le speranze, le preghiere e i cori hanno ceduto il posto alla sconforto. Tanta amarezza e altrettanta rabbia, peraltro comprensibile. Un incubo che si ripete a distanza di nove anni dal primo shock,  la frustrazione di Sisifo è nulla rispetto a quella provata dai supporters biancoverdi, quanto al masso che trasportava in cima oggi sembra solo un ciottolo di fiume.

Che ne sarà dell’Avellino? Ci sarà un ricorso al TAR come estrema resistenza alla Pierre Cambronne a Waterlo? Chi lo sa, sarebbe da  escludere l’ipotesi di una B allargata a 23 squadre. Stavolta la Lega farà di tutto per evitare quel pasticciaccio brutto del 2003 con il torneo ampliato a 24 compagini. Poi se sarà B, Lega Pro o addirittura D non si sa. Ma una cosa è certa: il Lupo non muore mai, al massimo va in letargo. Anche se della giornata di oggi tutti ricorderanno il pianto di capitan D’Angelo. E non erano lacrime di gioia. Purtroppo.

 

D'Angelo piage avellino ricorso