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Scrivo mentre il treno abbandona lentamente una Firenze triste e piovosa. Riavvolgo il nastro delle emozioni e penso che l’acqua sia l’elemento naturale di questa giornata. E’ l’acqua del diluvio che si abbatte sul Franchi, è l’acqua delle nostre lacrime dalle quali nessun impermeabile può proteggerti.

SILENZIO-“E un si finisce più di piangere”. Lo dice una signora allo stadio. Ed ha proprio ragione. Oggi è tutto così malinconico e la malinconia è la bellezza nella tristezza. Tutto tace. Le squadre entrano in campo nel silenzio più assoluto. Non un coro, ne’ un applauso, nemmeno dal settore ospiti che raccoglie tantissimi tifosi del Benevento. Solo silenzio. Mai vista una cosa simile.

Al centro il sottoscritto, affiancato dal fratello e da Nicola (a sinistra), tifoso reggino e simpatizzante viola. Tutti e 3 con lo stesso K-way da 5,99 euro.

LA COREOGRAFIA-Poi il minuto 13. E una coreografia che ti lascia di stucco. Ovunque brividi e lacrime. Non sono in Fiesole, non sono lì, ma dalla Ferrovia ho un posto speciale. Poi gli applausi di tutto lo stadio. Per 60” anche gli stoici e straordinari tifosi del Benevento smettono di incitare la loro squadra e si uniscono al nostro dolore. Piove a dirotto. Ma chissenefrega. E poi quelle non sono gocce di pioggia normali…

Minuto 13: la coreografia della curva Fiesole per ricordare Capitan Astori. Da brividi.

HUGO-La partita ha davvero poco senso. Segna Hugo, la riserva del Capitano. E forse comincio a credere nel soprannaturale, anche se la nostra esultanza e’ piu’ da gol della bandiera. Nella ripresa il Benevento mette alle corde una Fiorentina che non è tornata dagli spogliatoi. Ma Sportiello è un muro. E forse anche questa non è una coincidenza. Il più criticato, l’ultimo ad aver visto Astori che salva il risultato…

Biraghi e Simeone all’uscita dello stadio si concedono all’affetto dei tifosi

PACE-“Magari fosse sempre così ogni domenica”. Nicola lo dice mentre ci sfilano accanto tanti tifosi del Benevento con le loro sciarpe giallo-rosse. Mangiano insieme ai tifosi Viola e girano liberamente. Intanto incrociamo i giocatori che escono. Vorrebbero essere altrove. Eppure si concedono ai tifosi. Sportiello scatta una cinquantina di selfie. Anche Antognoni si ferma per le foto. Io sono a 20 cm da Biraghi e Simeone, ma di farmi largo tra la folla non mi va. Hanno le facce stravolte e li lascio andare.

IL DOLORE-Infine ecco il muro: striscioni, poster, sciarpe, disegni, maglie, lettere e il cartellone dei compagni di squadra. Questo museo del dolore si stende per oltre 50 metri sulle ringhiere verdi del Franchi. Intorno il silenzio. Sempre e solo silenzio appena intervallato dai clic dei cellulari. Intanto il pianto urla in gola. Vorrei scappare via, ma le gambe non rispondono e resto immobile a guardare questa Via Crucis Viola, la Via Crucis del mio popolo, perché per me e per mio fratello la Fiorentina non è solo una squadra di calcio: è la nostra carta d’identità.

Il poster affisso dai compagni di squadra di Astori: ci sono tutte le dediche scritte sui social da Badelj e compagni

IL RITORNO- Il treno adesso corre veloce. Fra due ore sarò a casa. Non so come abbia fatto a scrivere così tanto con lo smartphone. Probabilmente il mio vicino di posto si starà chiedendo che cosa diavolo avessi da raccontare di così urgente da non aver alzato la testa nemmeno per un istante. Ora provo a chiudere gli occhi. Sono stanco, è stata una sfacchinata. Tante ore di viaggio, tempo pessimo, un acquario per scarpe e mal di testa di contorno. Ma se tornassi indietro, non avrei dubbi: rifarei TUTTO e senza pensarci su due volte. Le decisioni di istinto sono fatte con il cuore. E da oggi nel mio cuore c’è un posto riservato anche a te, Davide. Ciao Capitano.

Il muro sulla ringhiera del Franchi: sciarpe (non solo della Fiorentina), maglie storiche, poster, striscioni e disegni per omaggiare Davide Astori