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Faccio fatica a scrivere. Da una parte c’è il dovere di informare, dall’altro quello di riflettere di fronte alla morte. Ho un foglio virtuale bianco da riempire, ma è un’impresa titanica. Immagini, ricordi, frammenti di parole senza costrutto logico. E’ stato più facile far capire a mia madre perché avevo gli occhi lucidi. E mia madre non segue il calcio dai tempi di Gigi Riva. ” E’ morto Astori”, così le ho detto. Tre parole glaciali, tre pugnalate sulla schiena tra grandi lacrime a rigare il viso.

E’ morto Astori e il pensiero diventa ossessione. Te lo ripeti,  ma ancora non ci credi. Astori aveva 31 anni, uno in meno di me. Si è addormentato e non si è svegliato più. Si è spento il giorno stesso di una partita inutile in una stagione inutile per la Fiorentina. No, non ho conosciuto Astori nel privato. Ma nelle sue dichiarazioni da capitano e nel suo modo di giocare ho visto i segni inconfondibili di una persona sana e con valori solidi. Le sue parole erano sentenze nello spogliatoio. In campo era un gladiatore, un leone, un ragazzone forte, insomma un gigante buono dall’alto dei suoi 189 cm.

Ma anche gli invincibili sono vulnerabili. Lo raccontava Omero nell’Iliade a proposito di Achille. Il tallone tradì il guerriero acheo, il cuore Astori. Il suo si è fermato e ha spezzato il nostro, senza distinzione di colori. Oggi è un giorno triste. Un giorno che difficilmente dimenticheremo. Sono arrivato alla fine di questo pezzo che non avrei mai voluto scrivere. Mi sono violentato per farlo. Sarà difficile addormentarsi stanotte. Come quando morì Senna. Avevo 7 anni e stamattina provo le stesse sensazioni. Il dolore non cambia mai, fa un male cane a tutte le età. Da dove possiamo ripartire? Non lo so. Forse dal suo sorriso. Quello di un capitano. Il mio capitano.