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Ha il dente avvelenato e non nasconde la sua rabbia. Angelo Ciccone, ex allenatore della Viribus Somma 100, non ha digerito l’esonero. Ed è un eufemismo. Anche perché è il primo tifoso della squadra. E’ sommese doc e ha difeso i colori della sua città prima in campo e poi in panchina fino a qualche giorno fa. Lo abbiamo intervistato per conoscere il suo pensiero. Franco, sincero e anche diretto, ci ha detto la sua versione senza tanti giri di parole.

Allora Ciccone, dopo un anno alla guida della Viribus è arrivato l’esonero. Che giudizio dà della sua esperienza alla guida della squadra della sua città?

“E’ stata un’esperienza positiva. Almeno nella prima parte. Sono subentrato in corsa l’anno scorso con la squadra che aveva raccolto appena due punti in classifica e l’ho condotta alla salvezza. Quest’anno invece abbiamo patito alcuni errori”.

Quali?

“Beh, abbiamo atteso tutta l’estate per il ripescaggio in Promozione. E questo ci ha distratto. Del resto, la vicenda si è conclusa appena 5-6 giorni prima che iniziassimo il ritiro. E ci siamo fatti trovare impreparati. Poi alcune decisioni non mi hanno convinto. Avevo chiesto più giocatori giovani e meno veterani. Invece con la campagna acquisti è stata allestita una squadra formata da 17 over e 10-11 under. Ecco, questa scelta non l’ho condivisa e forse è stata all’origine di qualche contrasto in società”.

Con chi ha avuto questi contrasti?

“Con una parte della dirigenza. Non tutta, però. Ho un ottimo rapporto con il presidente Molaro e con Nocerino. Li stimo e sono persone molto competenti. I miei problemi sono sorti soprattutto con gli altri dirigenti con i quali non mi sono trovato in sintonia su molte questioni sia societarie che tecniche. Ho trovato il loro modo di fare invadente e forse non hanno apprezzato il mio modo di gestire la squadra in maniera troppo manageriale”.

Cioè?

“Beh, la mia idea di calcio è diversa dalla loro. L’allenatore non è solo quello che dirige gli allenamenti e la domenica siede in panchina. Se un dirigente pensa questo, allora ha bisogno di un corso di aggiornamento. Io sono pignolo, curo i dettagli, non tollero intromissioni nel mio lavoro e soprattutto mi piace avere voce in capitolo anche nelle questioni extra-campo come la partecipazione attiva al progetto di costruzione della squadra.  A qualcuno in seno alla società non è piaciuto questo modo di fare evidentemente. Eppure i risultati non condannano la mia gestione”.

Crede che la Viribus si salverà?

“Si salverà a occhi chiusi. Ma si sarebbe salvata anche con me. Ripeto: sotto la mia gestione il trend era in linea con gli obiettivi che ci eravamo posti a inizio stagione, cioè ottenere una salvezza tranquilla. Non dimentichiamoci che abbiamo incontrato e perso con le prime della classe quando eravamo ancora in rodaggio. Ma ripeto, la Viribus si salverà. Anche perché ha un’arma formidabile”.

Quale?

“I suoi tifosi. Sono straordinari. Ci hanno sostenuto sempre. In casa e in trasferta. Erano sempre presenti. Ovunque e in tantissimi. Sono da applausi. Sono la nostra forza e io mi sento uno di loro. Sono stato giocatore e allenatore della Viribus. Ma sono soprattutto il primo tifoso della squadra della mia città”.