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champions_stadio_760x380La nuova stagione calcistica è ripartita e, anche quest’anno, le squadra italiane dovranno sgomitare con i grandi club europei per spingersi più in là possibile. Il calcio italiano sta vivendo ormai da diversi anni una vera e propria parabola discendente in ambito continentale, basti pensare che già nel 2012 arrivavamo all’urna di Montecarlo con sole due squadre provenienti dall’Italia (Juventus e Milan), e che per trovare un altro precedente simile bisogna risalire niente di meno che al 1998.

Cosa sta succedendo? L’Italia continua a scendere nel ranking UEFA, trovandosi attualmente in quinta posizione (dietro al Portogallo), con Russia e Francia con il fiato sul collo, pronte all’eventuale sorpasso.

Guardiamo in faccia la realtà: Premier League, Liga BBVA e Bundesliga sono lontane anni luce dal nostro calcio, trattandosi di campionato dove militano i più grandi top player a livello mondiale.

La domanda sorge spontanea: le italiane saranno all’altezza per affrontare le due competizioni europee? Difficile trovare una risposta positiva. Accantonando per un attimo quelle che sono le grosse differenze a livello di organico delle squadre, sembra infatti che manchi una vera e propria mentalità idonea per giocarsi al meglio le proprie carte in Europa.

Basti pensare alle dichiarazioni “arrendevoli” dell’allenatore della JuventusMassimiliano Allegri: “Champions? Speriamo di andare più avanti possibile..”, ambizione zero. La squadra bianconera ha avviato la stagione ufficiale proprio sabato scorso, battendo il Chievo Verona con lo scarto minimo di 1-0, con una buona prestazione ma priva di qualsivoglia concretezza sotto porta. Un dettaglio mica da poco in Champions. Tuttavia la Juve ha buone possibilità di passare il turno, dato che in un girone con Atletico Madrid, Olympiakos e Malmoe, raggiungere il secondo posto non dovrebbe essere un’impresa proibitiva.

Il concetto espresso poc’anzi di mentalità è dimostrato da un esempio lampante: l’Atletico Madrid di Simeone, una squadra composta non certo da grandissimi giocatori, ma che nel corso dello scorso anno è risultata essere in grado di vincere il campionato spagnolo (nonostante tra le rivali ci fossero Barcellona e Real Madrid) e di sfiorare la vittoria in Champions se Sergio Ramos non avesse beffato i Colchoneros negli ultimi minuti.

Si può tornare grandi in Europa? Sì, basta crederci!

La stessa Roma dovrà dare il meglio di sé, con delle prestazioni che almeno eguaglino quell’atteggiamento mostrato in campionato da un anno a questa parte. Certo, affrontare un girone con Bayern Monaco, Manchester CityCSKA non è proprio l’impresa più semplice da realizzare, ma i giallorossi ci credono e lotteranno per farcela.

Il CSKA rappresenta sicuramente un impegno all’altezza, mentre sarà difficilissimo fare risultato con il Bayern, ma il pallone è tondo e tutto può succedere. La Roma dovrà, con ogni possibilità, giocarsi il passaggio del turno con il Manchester City, squadra tanto competitiva sulla carta quanto deludente in Europa. I Citiziens, nonostante i nomi eccellenti annoverati tra le loro fila, hanno concluso precocemente la loro avventura europea degli ultimi due anni rispettivamente alla fase a gironi e agli ottavi di finale.

Il discorso è molto più agevole in Europa League, dove le italiane avranno la possibilità di arrivare fino in fondo, se si applicheranno con la dovuta dedizione.

Partiamo dall’Inter, che ieri ha rischiato il KO con il Torino, ipotesi scongiurata dal solito Handanovic, provvidenziale nel togliere le castagne dal fuoco per i nerazzurri. La squadra di Via Durini dovrà confrontarsi in Europa con Saint Etienne, Dnipro Qarabağ FK, impegni sulla carta ben più che abbordabili. L’Inter deve ancora sviluppare una sua identità di gioco, tanto è vero che ieri Mazzarri ha cambiato modulo ed interpreti a partita in corso senza però trovare l’affondo finale per la vittoria.

Per quanto riguarda invece il Torino, orfano di Cerci, l’argomento si complica. Il girone vede i granata insieme a Helsinki, FC Copenaghen Club Brugge. Le ultime due squadre hanno avuto modo di sviluppare molta esperienza in ambito europeo nel corso degli ultimi anni, mentre il Toro manca con l’appuntamento europeo da vent’anni (’94, Coppa delle Coppe contro l’Arsenal).

Il Napoli invece, dopo la clamorosa quanto inspiegabile eliminazione ai preliminare di Champions con l’Athletic Bilbao, si ritrova retrocesso in E. League in un girone con Sparta Praga, Young BoysSlovan Bratislava. Un girone che, salvo imprevisti o cali di concentrazione, vedrà trionfare i partenopei senza grossi sforzi.

Infine la Fiorentina dovrà giocarsi il passaggio della fase a gironi con Paok Salonicco, Guingamp e Dinamo Minsk. La Viola è ancora orfana di Giuseppe Rossi fino a metà ottobre e nella prima di campionato ha faticato a resistere alla Roma, comunque vittoriosa per 2-0.

Si può risalire la china, il calcio italiano può ancora riprendersi, basta non snobbare l’Europa League e crederci con tutte le forze in Champions.

Davide Schepis