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I confini dell’ Iran sono protetti dalla maestosa catena dei Monti Zagros, una muraglia invalicabile, non molto diversa dalla parete umana schierata da Carlos Queiroz davanti alla porta di Beiranvand.  Sarà anche portoghese, ma forse Queiroz ha studiato a Coverciano: squadra schierata in 16-20 metri, 11 giocatori dietro la palla e un attaccante che scala a fare il terzino, versione Etò ‘o al Camp Nou, made in Mourinho annata triplete.
LA PAZIENZA-E le furie rosse? Di furioso hanno poco, di rosso nemmeno la maglia. Però hanno una pazienza infinita. Più di Giobbe e Penelope messi insieme. Adelante, Pedro, ma sempre con juicio: fitta ragnatela di passaggi a due tocchi e testa bassa per non rispondere alle provocazioni dei satrapi. Morale della favola? Zero tiri in porta.
IL RIMPALLO-Tutta un’altra musica nella ripresa. Sullo spartito ci sono le note rabbiose del flamenco. Ma per infrangere il catenaccio serve un po’ di fortuna: prima il brivido sulla stoccata di Ansarifard, poi il carambolone micidiale sul ginocchio di Diego Costa che piega il lucchetto persiano. Tutto finito? Macchè: la storia non mente: i Parti non si arrendevano nemmeno davanti ai romani, figuriamoci i loro eredi davanti all’impero calcistico iberico. Ezholatai segna, ma il Var punisce la tracotante sfida agli dei della pedata. l’Iran perde, ma può giocarsi la qualificazione all’ultima giornata contro il Portogallo, cioè contro CR7. L’altare per la vittima sacrificale è già allestito. Gabbie tattiche permettendo.