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noi quelli che

“Ragazzi che vi devo dire, dovete scendere in campo e vincere”. Nello spogliatoio gli occhi della tigre sono esposti nelle foto di Pasquale Manzo, le magliette in ordine e quei nomi che risuonano nella mente, scanditi da mille battaglie. A parlare con lo stesso carisma di sempre è Eduardo Chiacchio, l’avvocato. Non si muove una foglia, ai suoi ragazzi tremano ancora le gambe nel discorso pre-partita. Lo ascoltano, si trasformano, vanno in campo con altra determinazione, quasi dimenticano si tratta di una partita esibizione e quegli occhi della tigre li vedi sulla panchina, con i consigli di Enzo Fiore e Pietro Mugione, con la rabbia di chi il minuto se lo vuole fare tutto perché di più non può come Gregorio Martino, con chi dice di accettare la panchina perché è al servizio della squadra, il gladiatore Orefice, e poi proprio l’eccellente Pasquale Manzo, maledetta quella piccola contrattura che l’ha bloccato nella rifinitura. Stai scherzando? Vallo a dire a Saviano, quando qualcuno lo deconcentra su un rigore decisivo: “Mi distraete, non si fa così, non si fa così”. E Saggese che ha la reattività di un ventenne tra i pali dove lo mettiamo? Ma lo sapete che in campoe c’era il capocannoniere della serie A? Sì, Mario Paolillo, scatto a destra, tiro ad incrociare, il suo gol classico lo fa ancora una volta, poi quasi s’infortuna. E i gregari? Vecchione, un leone a tutto campo, D’Addio ha ancora quel mancino vincente. Vallo a dire a Pezzella ed Onorevole che è solo un’amichevole, non vogliono perdere nemmeno a briscola loro. Ma date la palla a Florio, mamma mia che aggancio, lo ha lasciato sul posto Guglielmo e poi il gol, che gol da cineteca! C’era anche Pasquale Chiacchio, il mitico Enzo Nastri in veste di arbitro. Con la famiglia Romanucci hanno scritto la storia dell’Afragola calcio a 5. E non poteva mancare l’inno ufficiale di quegli anni, chi era un ragazzino cresciuto con quei colori lo ha pubblicato su facebook, Daniele Palumbo, emozionato nel ricordo.

Non è cambiato per niente, la sua solita simpatia, l’accento romano, le battute negli spogliatoi che non possiamo ripetere. Pino Liberati si è ripreso il suo Ercole Caserta, ogni azione il tempo si sarebbe dovuto fermare per narrare particolari, aneddoti di quelle partite. Accanto a me il solito Armando Serpe di quando era un giovanotto alle prime armi, con la sua telecamera e con le prime telecronache. Mettete una squadra casertana in campo e inizia a soffrire maledettamente, ad “insultare” il suo amico giocatore che non dà quello che dovrebbe. Incorreggibile. Ma essere in telecronaca con lui accanto è uno spasso. In porta il baluardo di sempre, potrebbe tranquillamente fare la differenza Maurizio Guerra e poi il duo inseparabile Panniello-Daniele, per quanti anni li abbiamo visti in coppia? Serao non si risparmia, Mollo là davanti vede sempre la porta come ai tempi migliori, Improta corre come un forsennato, Alagna vorrebbe, ma ad ogni scatto lo sguardo si perde nell’orizzonte. Chi non ha paura è il capitano, lui questo mese ha lanciato sfide, si è messo in discussione. Lieto prova a dettare il ritmo del gioco, Bucciero è più bel clima della festa che in quello partita, ma chi c’è su tutti i palloni, lui che tatticamente ha sempre fatto la differenza, è l’avvocato. In piena forma Maurizio Deda e la stessa “cattiveria agonistica” di sempre la mette anche il buon Renato Belardo: secondo voi chi ha protestato continuamente con gli arbitri? Quanta magia in un pomeriggio, sono amici, li vedi tutti come idoli, i tuoi idoli delle prime pagine di sport su cui usciva la tua firma.

“Ma cosa voleva fare con quella finta?”. Il post su fb è di Andrea Centonze che sfotte D’Addio per un rigore parato. Avevamo dimenticato che copre quasi tutta la porta. Ma quanto è alto, però, bisogna essere onesti, l’imbucata da portiere di movimento, con un paio di passaggi no-look c’è ancora. E io che non gli davo un centesimo in mano da giocatore. “Ti prego, me la fai quella finta Sergio?” E’ sempre la stessa che ha fatto per 20 anni, ma intanto sempre in porta andava. E’ De Falco, si c’era anche lui come Stefano Apollo che si è preparato però a parmigiana di melenzane e paccheri al ragù per questa partita, ma il suo contributo di classe lo ha comunque dato. E poi Orlando e Luongo ancora con la voglia dei ragazzini e un fisico da fare invidia, Angelotti che la scivolata a “quello che prendo” non manca mai. Non poteva mancare Campano, un pezzo di storia di quella squadra, peccato che si è fatto male dopo la prima partita. E la grinta infinita di Fabio Oliva dove la mettiamo? Ma non dovevano fare uno scherzo a Manzo? Stiamo ancora aspettando. Poi Lino Esposito, l’altro portiere, che esempio di professionalità. Ed infine i tre pezzi da novanta. Noi che il pallone parlava da solo, la classe infinita del capitano Rosario Volpe, ancora del tu al pallone, quello stop col destro che quando vedi solo i piedi, lo sai, è Volpe. “Là si tira, non si fanno i giochetti”, il rimprovero a Guglielmo arriva dal fratello Maurizio. Basta dire Loasses, rivederli in campo insieme è stata una gioia per gli occhi di tutti. E’ il Vesuvio, signori, un’altra pagina indimenticabile di quel futsal.

Ti guardano con quegli occhi per dire quasi: “Ti ricordi di me?”. Eh si, era un po’ che non vedevamo tanti di loro con quella maglia giallobù. Di Leva e Di Capua, non chiedetemi il motivo, uno fa il portiere e l’altro il bomber, ma li abbiamo sempre associati insieme, le vecchie leve come Sollo e Porzio, lo spirito di Vollono, Cioce ancora una volta dimenticato come in quella trasferta a…, questa volta durante la premiazione. E poi Cuomo e il “cascatore” Dell’Aquila che prova in tutti i modi a rubare un rigore (scherziamo). Ma quale era la coppia che per anni ha viaggiato insieme? Lo sanno tutti: parliamo del capitano Amoroso, sempre ordinato in campo e della potenza esplosiva del “polacco” Somma che ha preso più sole lui di tutti quelli presenti al campo. Una menzione a parte la merita Massimo Russo, non sembra davvero che abbia smesso di giocare. Per favore, qualcuno ci faccia un pensierino, secondo noi potrebbe essere utile a più di un club. Quella squadra promossa in serie A, le pagine di giornale ricordate con l’amico Gaetano D’Onofrio, le perle di quel sinistro magico per cui giurati amore eterno al calcio a 5: l’ineguagliabile Lino Suarato. E sulla panchina due signori: il protagonista di quella promozione, il mitico “Schachner” Catello Esposito e poi il mago della cucina Peppe Camera. In una sola parola, lo StabiaAmalfi.

Ecco ora dovremmo raccontare delle partite, ma dei risultati poco importa. Parliamo del fatto che molti di loro hanno capacità tattiche da fare scuola ad ogni tocco, della voglia che questi ragazzini hanno messo in campo, di quella rabbia agonistica che non può e non deve mancare, di quel rispetto che c’era e c’è ancora, di quel calcio a 5 che sì, effettivamente, oggi è un po’ cambiato. Ma è nella natura delle cose, degli eventi, siamo tutti un po’ abituati a rimpiangere il passato, di tempi che ci hanno visti protagonisti magari con un altro spirito perché avevamo qualche anno in meno. La passione no, quella è sempre la stessa. Quella che hanno messo gli organizzatori, in primis da chi ha avuto l’idea e un plauso enorme va a Fabrizio Correra, e poi a chi l’ha condivisa come Stefano Salviati con la sua eccellente organizzazione e non avevamo dubbi. Un grazie particolare a Carlo Florio a Gregorio Martino, agli sponsor che vedremo nella rassegna video e fotografica dedicata all’evento. Un grazie speciale all’amico Armando Serpe che si è occupato di tutte le riprese, un ricordo immenso al compagno di viaggio Raffaele Verolino, a tutti quelli che hanno partecipato a Massimo Amitrano e ai suoi arbitri. Nella prossima edizione, con la speranza che questa avventura vada avanti, si cercherà di coinvolgere ancora più realtà, sarà il punto di partenza.

La chiusura è affidata alle parole di Antonio Sarnelli che non ha bisogno di presentazioni: “E’ stato un pomeriggio di “incontri”. Forse c’erano dei chili in più e dei capelli in meno ma la voglia era la stessa di tanti anni fa. Si sono ritrovati i “sentimenti”: il piacere di stare insieme, di sorridere insieme, di ricordare episodi e persone. Un’esperienza da ripetere sicuramente aprendo le porte a tutti quelli che hanno il diritto di esserci, e sono tanti, ed a quelli che avranno voglia di esserci, e mi auguro che siano ancora di più. Il calcio a 5 non è di questi o di quelli il calcio a 5 è il collante che ha unito le gioventù di moltissimi atleti, giocatori, dirigenti, appassionati”.

 

noi quelli che il calcio a 5. comunicato