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L’Italia è ormai un crocevia fondamentale nel Tour Mondiale dello spettacolo più bello del Mondo, che da 88 anni delizia i palati di grandi e piccini.

hgt13002Dieci sono gli anni che ci separano da quel lontano 2005 in cui Milano li accolse con oltre ottomila persone la sera al Pala Sharp. Gli Harlem hanno incantato i milanesi nel playground storico del Parco Sempione. Hanno improvvisato gare con i bambini ai Giardini Margherita di Bologna, sotto il  Colosseo di Roma, visitato il reparto infantile dell’Ospedale Regina Margherita di Torino, ma anche tagliato una torta in piazza a Napoli in mezzo a migliaia di persone e giocato nello spettacolo di mezzanotte a Capo d’Orlando. Nel 2009 sono stati nell’Abruzzo colpito dal terremoto e hanno fatto  visita alla Tendopoli de L’Aquila. Sempre in quell’ anno la Shot Events ha promosso FIABA, la Fondazione Italiana che lotta per l’Abbattimento  delle Barriere Architettoniche. Aneddoti che sono già entrati nella storia italiana dei leggendari Harlem Globetrotters, coloro che hanno fatto la  storia della pallacanestro mondiale. Senza di loro, nati nel 1926, non sarebbe mai nata l’NBA, nata nel 1940. Ma gli Harlem non sono solo  pallacanestro. Hanno nel DNA una forte azione di promozione che va dal rispetto dei Diritti Umani alla promozione della Pace e Fratellanza nel  Mondo. Gli Harlem hanno improvvisato il loro Magic Circle anche davanti a Papa Giovanni XXIII (1959) e Papa Giovanni Paolo II (1986). Nel 1979  si sono esibiti davanti a Deng-Hsiao Ping, il premier della Repubblica Cinese durante la storica visita degli U.S.A. Nel 1996, per il loro 70° anniversario, hanno giocato una storica partita nella Repubblica libera e democratica del Sud Africa, con un azione di charity di oltre un milione di
dollari donati a Nelson Mandela per la Children’s Fund. Ancora nel 2002 gli Harlem hanno donato 100 mila dollari alla Croce Rossa per il Disaster Relief Fund. Questi sono gli Harlem Globetrotters: giocolieri e funamboli del parquet e predicatori dello sport più affascinante nel mondo. Ma anche testimoni attendibili e preziosi per iniziative benefiche e sociali. Nel tempo sono stati gli Americani accolti ovunque, anche quando gli USA erano considerati l’impero del Male: hanno giocato in ogni territorio, dalla Cina all’Unione Sovietica, da Israele agli Stati Arabi e nel 1951 a Berlino hanno portato Jesse Owens nel famoso stadio delle olimpiadi di Hitler. Ovunque portando un sorriso e un forte messaggio di speranza, portando gioia e due ore di serenità con il loro “Spettacolo più bello del Mondo”.

hgt13003Riportiamo di seguito un prezioso contributo del giornalista Mario Arceri, pubblicato sul Corriere dello Sport-Stadio di martedì 28 aprile 2009: “Abe Saperstein era un piccolo sarto, figlio di un immigrato polacco, innamorato del basket ai tempi dei pionieri. Eravamo nel 1926, ottantatre anni fa, a Chicago ed Abe era così basso di statura che, non potendo competere con successo sul campo, pensò di farlo da dirigente, allestendo una quadra che – come era di moda a quei tempi – desse spettacolo nelle pause di altri spettacoli. La sala era la Savoy Hall, una balera, e la squadra di chiamava “The Five Savoy”, composta da giocatori tutti rigidamente di colore quando il basket era invece altrettanto rigidamente bianco. Dalla Savoy Hall furono sfrattati dopo qualche settimana, ma Abe non si perse d’animo: nella sartoria del padre confezionò nuove divise: calzoncini a righe bianche e rosse, canottiere blu, stellette d’oro un po’ dappertutto e quel nuovo nome, Harlem (il quartiere più nero di tutti gli States) globetrotters (per definirne la missione di giramondo). E il mondo l’hanno girato davvero, dal 7 febbraio 1927 quando ad Hinckley (Illinois) disputarono la prima partita. 56 volte il giro del mondo, dicono gli statistici, visitando 120 Paesi, giocando davanti a 125 milioni di spettatori, anticipati dal loro famoso slogan: «I neri di Harlem fanno con la palla qualsiasi cosa tranne che mangiarla », sbucando in campo da un cerchio di fuoco sulle note di “Sweet Georgia Brown”, il ritmo che li accompagna da 83 anni. E da più di 25.000 partite, avendone perse non più di 300 in tutto. Ma, naturalmente, non è il rapporto vittorie-sconfitte, pur così importante nello sport, a venire sottolineato, quanto l’importanza del messaggio che hanno diffuso nel mondo attraverso le loro esibizioni.

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Oggi offrono soprattutto spettacolo, ma per almeno sessant’anni hanno testimoniato nel mondo la bellezza e la magìa della pallacanestro quando ancora non arrivavano le immagini in diretta del basket stellare di Magic Johnson e Larry Bird, di Michael Jordan, Kobe Bryant o LeBron James. Quando un italiano nella Nba era un sogno e oggi ne abbiamo tre, quando il basket americano era ancora leggenda e gli Harlem te ne portavano in casa un affascinante spaccato, offrendolo con un sorriso. Fu Bogoncelli il primo a chiamarli in Italia affittando il Vigorelli per tre serate nel 1952.

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Poi gli Harlem si esibirono nel cortile di San Damaso, davanti a Pio XII, una tradizione rinnovata con Giovanni XXIII e con Paolo VI. Li precedevano due selezioni di juniores, e c’era anche Dido Guerrieri: «Commisi il primo e ultimo furto della mia vita: le ginocchiere di Tatum, reliquia preziosissima per me». Già, Tatum: con Marquis Haines, Meadowlark Lemon, Fred “Pelato” Neal ed Hubert “Geese” Ausbie formò il gruppo storicamente più importante degli Harlem Globetrotters, che nel 1951 si erano esibiti allo Stadio Olimpico di Berlino davanti a 75.000 spettatori, che nel 1964 a Roma, nel Centrale del tennis al Foro Italico, arrivarono accompagnati da un certo Wilt Chamberlain, l’uomo dei record della Nba.

Saperstein morì nel 1967. Palmer, O’Neil e Gillet acquistarono la squadra per 3 milioni 710 mila dollari dell’epoca. Vent’anni più tardi la diaspora: se ne andarono in cinque, guidati da Louis Dunbar, per fondare i Basketball Magic. Vent’anni dopo di questi non c’è più traccia, ma ci sono sempre gli Harlem che, dopo Chamberlain, fecero spazio a Connie Hawkins e Magic Johnson, mentre il cammino inverso fu percorso da Joseph Blair. Gli Harlem che, sempre nel 1985, aprirono anche alle donne, chiamando in squadra Lynette Woodard, tanti anni a Schio, un oro olimpico a Los Angeles. Tempi diversi, identica magìa.”

 I leggendari giocatori del basket mondiale si esibiranno in Italia dal 27 Aprile al 4 Maggio  con una partita spettacolo che verrà giocata ogni sera in una città diversa: BARI, AVELLINO, ANCONA, JESOLO, GORIZIA, VARESE, CANTU’, VIGEVANO.

I BIGLIETTI SONO INVENDITA dal 29 gennaio sul circuito TicketOne, visitando www.ticketone.it Maggiori informazioni sul sito italiano www.harlemglobetrotters.it numero di Telefono ufficio gruppi e info tickets tel. 366.1961503 – 02.30063306

Ufficio Stampa Franz Pinotti