CONDIVIDI

irving mvp
DOMENICA:

Concludiamo il racconto del weekend con la cronaca del main event, la partita più attesa: la partita delle stelle. I quintetti scelti tramite votazioni on-line,  il resto chiamati dagli allenatori. Le votazioni vedono titolari per l’est: Anthony, George, James con Irving e Wade in back court; in panchina Bosh, DeRozan, Hibbert, Johnson, Millsap, Noah e Wall. Coach Frank Vogel (Pacers).
Invece per l’ovest titolari Durant, Griffin, Love, l’infortunato Kobe  -che ha fatto una comparsata anche come cronista- e Curry, supporting cast in panchina -se così vogliamo chiamarlo- formato da Aldridge,  Davis, Harden, Howard, Lillard, Nowitzky, Parker e Paul. Coach: Scott Brooks (Thunder).
Ovest, risultati alla mano, storicamente favorito nella competizione, ed a vedere i roster, sembrerebbe confermarsi il pronostico.

Presentazione delle squadre nel più classico stile americano: introducono i giocatori,  con un piccolo spettacolo dal vivo, rapper famosi come Pharrell, Diddy, Busta Rhymes, Snoop Dogg, Nelly e Drake. Lo stesso Drake che in una scazzottata in discoteca un paio di anni fa, ha rischiato di far perdere l’occhio a  Tony Parker, il play di San Antonio presente nella competizione.

Passiamo alla partita. Difese poco arcigne come da pronostico, 40 pari il primo quarto. Si tira subito e si segna tanto, del resto il talento non manca. Nel primo tempo, a partita in corso ed approfittando di un time-out, simpatico siparietto organizzato dalla leggenda Magic Johnson, che invoca tutto il pubblico ed i giocatori a bordo campo ad intonare “happy bithday to you” in onore di Bill Russell, fresco ottantenne (ne dimostra 20 in meno), presente come ogni all star game in prima fila a godersi lo spettacolo.
Un icona di questo sport, anzi dello sport.
Piccola nota su di lui, per rendere più chiaro il motivo di tanto “rispetto”:  Russel ha vinto gli stessi anelli di quanto ne abbiano vinti i 24 giocatori scesi in campo all’all star game (escludendo kobe che nn era in campo, parker e wade 3, lbj e bosh 2 Dirk 1) ossia 11, più di quanti le sue dita possano ospitarne. È stato il vice del mitico coach Red Auerbach a Boston e successivamente è diventato il primo allenatore afroamericano della lega. Ha fermato, sfidato e battuto lo scherzo della natura Wilt Chamberlain, ma soprattutto ha sfidato e sconfitto il nemico numero 1 degli anni ’60: il razzismo.
La partita scorre veloce, ritmi frenetici e difese pressoché assenti. A bordo campo c’è la solita passerella di personaggi famosi, ex giocatori ed ospiti illustri. Come da tradizione si gioca “seriamente” solo gli ultimi 5 minuti dell’ultimo quarto se la partita è ancora in equilibrio, perché, parliamoci chiaramente, anche se il clima è festoso ed allegro, nessuno è felice quando perde!

La partita si mette (per noi tifosi) sul binario giusto e diventa divertente. Sale in cattedra Irving, guardia di Cleveland, che guiderà l’est nella rimonta -erano sotto di 18 punti- alla vittoria. Irving alla fine ne mette 31 conditi da 14 assist e si aggiudica -per la prima volta nella sua carriera- il trofeo di MVP della partita. Segnale importante nel mondo della NBA, soprattutto se pensiamo che lui, nonostante sia solo del ’92, è solo al suo terzo anno nella lega ed al suo secondo ASG.
Proprio questa assegnazione segna l’ingresso nella “elite” della lega Irving ed il gruppo di “nuove leve”. Giocatori di livello assoluto come Harden, Curry e Lillard; ma anche Aldrige, Love e George. Tutti protagonisti e leader nelle proprie squadre.

Finale di partita: West 155 – East 163: 318 punti combinati dalle due squadre. Un record. E non è stato l’unico di questa partita. Più precisamente sono stati battuti (fonte NBA.com/stat) dalle squadre, oltre quello già citato, anche quello del punteggio più elevato realizzato da una singola squadra (l’Est con 163). Per dare un’idea di quanto si sia segnato, entrambi i record battuti erano stati realizzati con la partita andata ai tempi supplementari, quindi con (almeno) 5 min di gioco in più. Niente male.
Segnando tanto, anche i record individuali sono caduti: Carmelo Anthony, con 8 “triple”, ritocca il record (6) di tiri da tre realizzati nell’ASG; Blake Griffin con 19 canestri dal campo (9 il solo primo quarto, altro record), ritocca quello di canestri realizzati in partita, in precedenza detenuto nientedimeno che da Wilt Chamberlain (17). Con questi canestri Blake realizza 38 punti, così come il suo compagno di squadra Kevin Durant, ed entrano così di diritto nella top 3 delle singole performance nella partita delle stelle. Meglio di loro solo Chamberlain (42) e Jordan (40), ma si piazzano comunque al 3° posto in compagni di Rick Barry.

Ma Kevin Durant non si è limitato ad entrare in questa di classifica: con i 38 punti di ieri notte, si è mantenuto per la 4° volta consecutiva sopra i 30 punti, fissando la media nei 5 ASG disputati a 34,5. La più alta di sempre.
Un piccolo passo in avanti verso il record lo compie (immancabilmente) anche Lebron James. Notte in “ufficio” la sua, con “soli” 22 punti segnati. Tanto bastano per farlo scalare fino in 4° posizione (248) nella graduatoria dei migliori marcatori ogni epoca della manifestazione, superando Oscar Robertson. Nel mirino Kareem Abdul-Jabbar (3°, 251p), Michael Jordan (2°, 262p) e Kobe Bryant (1°, 280p). Un club molto ristretto.

 

L’all star weekend si conclude con un solo vincitore: la NBA. L’associazione con questo evento, anno dopo anno, conquista sempre più tifosi e sempre più mercato in tutto il mondo. Le magliette della partita -create apposta per l’occasione- sono andate a ruba, nonostante siano a mezze-maniche (novità introdotta quest’anno, sulla quale la lega punta molto) e siano, non me ne voglia il designer, oggettivamente brutte. O almeno per i “puristi” del gioco.

Arrivederci alla prossima edizione, con la stessa voglia di stupire di sempre. Anzi, di più.

Massimo Mele