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Calano le luci su New Orleans, dopo un weekend passato all’insegna dei record, degli “eccessi” e (per noi italiani) delle prime volte. Un weekend per certi versi indimenticabile, con un albo d’oro che porterà per sempre il nome di un italiano a fianco dei mostri sacri del tiro dalla lunga distanza: parliamo ovviamente dell’impresa di Marco Belinelli, primo italiano vincitore della gara dei 3 punti. Ma andiamo con ordine.

Innanzitutto una premessa: l’All Star Weekend [ASW] è una manifestazione totalmente all’insegna dello spettacolo e dell’esibizione, una sorta di “regalo” ai fans da parte della NBA. E’ vero che è riunita la più alta concentrazione di talento cestistico sulla terra, ma è pur vero che il livello di agonismo è molto basso. Non aspettatevi dunque difese arcigne o giocatori disposti a tutto per vincere, quelle le vedremo nei play-off…

Detto ciò, passiamo al racconto di questi giorni. Un solo filo conduttore: colori sgargianti e tanta, tanta voglia di apparire, di esibirsi, di mettersi al centro dell’attenzione. Da parte di tutti, dai giocatori agli ospiti, per arrivare alla NBA stessa. Una festa insomma.

VENERDì:
Antipasto dell’evento principale, il primo giorno dell’ASW vede due eventi: la partita delle “star” e il cosidetto “rising stars”. Nella prima uno strano mix di personaggi famosi: rapper, giornalisti, attori di Hollywood e politici. Si, proprio un  politico – Arne Duncan- è stato eletto MVP (Most Valueble Player – miglior giocatore) della partita, il segretario all’educazione  mette a referto 20 punti con 11rimbalzi e 6 assist, dimostrando di avere mani sopraffini.
Successivamente la partita tra i rookie (i giocatori al primo anno) ed i sophomore (i giocatori al secondo anno di NBA). Non più gli uni contro gli altri, ma per il secondo anno consecutivo mischiati e divisi in due team, guidati da due ex stelle NBA: Chris Webber (team “Webber”) e Grant Hill (team “Hill”).
Non molto da raccontare su questa esibizione, se non che la prima scelta al draft -per la seconda volta nella storia dell’evento- è stata esclusa (disastrosa fino ad oggi la stagione di Bennett) dalle convocazioni. Drummond, pivot dei Detroit Pistons dal roseo futuro, MVP della partita con 30p e 25 rimbalzi, trascina alla vittoria il team Hill, per 142 – 136.

 

SABATO:
L’all star Saturday e’ la giornata probabilmente più attesa di tutte, la giornata della gara del tiro da 3 e della gara delle schiacciate. Si perché, parliamoci chiaro, è il momento di maggiore competizione dell’ASW, il momento in cui il nome del singolo rimane negli annali e riecheggia a livello mediatico in tutto il mondo.
Ma prima, altri due eventi: lo “shooting star” e lo “skill challenge”. La prima gara consiste in una sfida a squadre, formate da un ex-giocatore NBA, un attuale giocatore NBA ed una giocatrice WNBA, in una gara di tiri. Quest’anno la vince la squadra di Bosh (Miami Heat), Swin Cash (Chicago Sky, WNBA) e la ex stella Dominique Wilkins (visto anche in Italia).

Il secondo evento consiste in una prova di abilità, solitamente dedicata ai playmaker,  vinta dalla coppia Burke (Utah Jazz) –Lillard (portland Trail Blazers).
Piccola nota su Damien Lillard: è l’unico giocatore nella storia dell’ASW che ha partecipato a tutte le gare in programma. Partita dei rookie (è un “secondo anno”), skill challenge, gara del tiro da3, gara delle schiacciate e all star game. Non male per il play ’90 nativo di Oakland.

Ma passiamo all’evento che più ci interessa. Formula modificata: verrà inserito un carrello fatto di sole “money ball”, ossia i palloni che valgono doppio (solitamente presenti come ultimi dei 5 palloni di ogni carrello), da piazzare a piacimento in una delle 5 posizioni dai quali i tiratori effettuano i soliti 5 tiri.
Altrà novità, gli 8 partecipanti sono  divisi in 2 gruppi –uno per conference– dai quali usciranno i due finalisti. Per la western conference scendono in campo Love, Curry, Lillard e Belinelli. A discapito dei nomi altisonanti e nonostante una partenza incerta, caratterizzata da un insolito doppio/airball nella prima sequenza,  il nostro Marco riesce comunque a qualificarsi mettendo a referto 19 punti, uno in più del fenomeno Curry.
Per la eastern conference gareggiano un annoiato Johnson, Afflalo, Irving e Beal. Proprio quest’ultimo si troverà in finale a sfidare il nostro Marco.
Parte la finale: Belinelli parte male nei primi due carrelli ma si riprende nel finale e realizza un buon punteggio: 19. Beal pure parte male e continua sottotono… tanto che Beli alza le mani per esultare (troppo presto!) ma Beal con un 6/6 finale pareggia. Tutto da rifare, si va allo spareggio. Marco potrebbe accusare il contraccolpo psicologico ma invece rimane freddo e con 13/15 nei carrelli centrali realizza un 24 che risulta essere il punteggio più alto della serata. E tale rimarrà. Belinelli è campione! Entra nella storia con nomi del calibro di Bird, Allen e Stojakovic.
Ultima ma più atteso evento della notte è la slam dunk  contest, il più spettacolare in assoluto.
Un nuovo format anche per questa gara, decisamente meno riuscito rispetto a quella del tiro da tre: ritmo blando e solo una schiacciata per atleta. Interessante invece il warm up in cui i tre atleti della conference collaborano in un freestyle di 60 secondi.
Degne di nota le schiacciate di Ben McLemore (rookie dei Sacramento Kings, che definire esplosivo mi sembra riduttivo) e di Paul George (notevole 360° con palla tra le gambe in volo) oltre a quella del vincitore John  Wall. Il play dei Wizards (alto 1.90) salta la mascotte della squadra (alta 1.90) prendendo la palla che teneva sopra la testa per poi schiacciare in reverse dall’altro lato del canestro. Oltretutto al primo tentativo.
Davvero notevole. Peccato non aver potuto vedere altre schiacciate da questi super-atleti.

Massimo Mele