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kobe-bryant fonte: rete internet
kobe-bryant
fonte: rete internet

Ci sono delle storie che non possono finire in malo modo. Non di certo stesi su di un parquet, mentre si faceva il possibile -ed anche l’impossibile- per portare la propria squadra ai playoff. Probabilmente proprio questo sforzo extra ha portato la rottura del tendine di Achille del leader giallo-viola : “the black Mamba”, meglio conosciuto come Kobe Bryant.
Kobe non è un giocatore normale, non è uno dei tanti. La sua carriera non è una delle tante, e del resto come può esserlo con tutto quello che ha fatto e tutti i record che ha riscritto? Basti citare gli 81 punti in una partita, seconda migliore prestazione individuale di sempre. Oppure i cinque titoli vinti in carriera.

Ecco, i cinque titoli. Uno solo in meno dalla leggenda Michael Jordan. La ricerca del sesto, unita alla sua infinita competitività, è diventata la (piacevole) ossessione di Kobe negli ultimi anni. Questo ha portato la dirigenza dei Lakers a creare l’anno scorso una squadra competitiva, con Bryant-Nash-Howard-Gasol-World Peace (nuovo nome di Ron Artest, ma questa è un’altra storia…), che, sulla carta, avrebbe dovuto lottare fino all’ultimo per il titolo.
Appunto, sulla carta. Le cose non sono andate esattamente come previsto. Bryant si è trovato a fare letteralmente i salti mortali per portare i Lakers almeno al raggiungimento dei Playoff, per salvare una stagione che da fallimentare poteva diventare disastrosa. Per molti poteva essere l’MVP “romantico” della stagione, e forse lo è stato. Lo stress è stato tanto, e lui -anche se non lo ammetterà mai- non è più un giovincello. Il tendine ha ceduto e solo questo lo ha costretto ad alzare bandiera bianca.

Si parlava di carriera finita, si parlava di giocatore finito. Si parlava di taglio, si parlava del suo contratto, si parlava… troppo. E tutto questo parlare ha avuto un solo effetto su di lui: motivarlo.
Dicevamo che certe storie non sono mai banali, e, ogni tanto, hanno bisogno di qualche colpo di scena. Tornare, tornare “più forte di prima” (come ha detto lui stesso durante la riabilitazione), questo si che potrebbe essere un bel colpo di scena! Ed inoltre tornare in tempi record: infortunatosi in aprile, in soli 7 mesi Kobe ha bruciato le tappe, allenandosi concentrato verso l’obiettivo. Stupire, stupire ancora…

Ed eccolo, è arrivato. Era quello che tutti i tifosi aspettavano. Dal sito dei Los Angeles Lakers arriva una comunicazione con tanto di video (di toni epici, americanata “hollywoodiana” se ce n’è una!) annesso: Kobe è pronto! Tornerà domenica 8 Dicembre, contro i Toronto Raptors, proprio la squadra contro cui ha realizzato il record degli 81 punti… mai banale!
Ma prima, solo qualche settimana prima è stato messo un altro tassello chiave in questa storia. Il suo contratto, in scadenza quest’anno, è stato prolungato. Due anni, 48.5 milioni di dollari (23.5 il primo, 25 il secondo). Giocherà con i giallo-viola per 20 anni consecutivi, ancora alla ricerca della sua piacevole ossessione.

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Tanti? Sicuro, ma lui è Kobe. Troppi? Forse, ma non per i LAL. Contenti? Tutti: i Lakers hanno ancora il loro uomo franchigia, affamato, con la voglia di dimostrare a tutti che lui è lì, ancora lì, ed è sempre il più forte. Inoltre i giallo-viola hanno ampio margine salariale per operare nella stagione 2014, dove molti giocatori importanti diventeranno free-agent. Significa che si può proporre un buon contratto ad una superstar e rendere la squadra di Bryant ancora competitiva, dando così a Kobe quello che nessun avversario gli vorrebbe mai concedere: un’altra opportunità.

Storie del genere richiedono, anzi, hanno bisogno di un lieto fine. Si chiama 6° anello e non vediamo l’ora di sapere come andrà a finire…

Massimo Mele