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fonte: rete internet

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Dopo aver analizzato le franchigie della Eastern Conference, spostiamoci nella Western. Ricca di talenti e di squadre competitive, il livello medio delle franchigie di questa conference è  forse più alto di quelle della Eastern, anche se da due anni a questa parte nessuno riesce a battere i Miami Heat nelle finals.
Nella ricerca di possibili “usurpatori” del trono dei Miami, partiamo andando ad analizzare la Nortwest division, che tra illustri sconfitti (OKC) e nuovi pretendenti (MIN), risulta essere molto interessante.

NORTWEST DIVISION

DENVER NUGGETS (DEN)
Rivoluzione totale in casa Nuggets: via coach Karl (da 8 anni sulla panchina di Denver), via il general manager Masai Ujiri (premiato “g.m. of the year” la passata stagione), via la stella Iguodala (preso solo un anno prima). Nuovo coach: Brian Shaw, ex giocatore, vice di Frank Vogel ad Indiana lo scorso anno, alla prima esperienza alla guida di una franchigia Nba. Punteranno tutto su Lawson e su Danilo Gallinari, sempre più uomo di punta della squadra del colorado. Reduce da un’ottima stagione, il nostro “Gallo” non sarà da subito a disposizione del team poiché reduce da un brutto infortunio che lo tiene lontano dal parquet ormai da 6 mesi. Si lotterà per un posto ai playoff, cercando di recuperare il ruolo di “mina vagante” che avevano ottenuto con ottime prestazioni, anche se con un rinnovo così radicale i risultati probabilmente non saranno immediati.

MINNESOTA TIMBERWOLVES (MIN)
Davvero un team interessante. Guidati dal centro/tiratore Kevin Love, uno dei migliori della lega nel suo ruolo, i T-Wolves punteranno moltissimo sul play talento spagnolo Ricky Rubio, pronto al definitivo salto di qualità. Altro innesto la guardia Kevin Martin, autentica macchina da punti, poco efficace nel sistema di OKC nella passata stagione ma ottimo in un ruolo più da protagonista in questi T-Wolves.
Grande scambio con Utah al draft 2013, dove Minnesota ha ceduto la scelta (Burke) a Utah, accaparrandosi così il talentuoso Shabazz Muhammad, classe ’92.
Insomma una squadra giovane e di talento, che punta forte ad un posto nei playoff in questa equilibrata ma forte Western Conference; una squadra che probabilmente in molti vorranno evitare di incontrare al primo turno.

PORTLAND TRAIL BLAZERS (POR)
Altra squadra tosta e giovane, in cerca di un posto nella post-season dopo la delusione della passata stagione. Si riparte da Aldrige, leader della squadra, Batum e dal colpaccio del draft del 2012: Damian Lillard, scelto all’unanimità come “rookie of the year” nella stagione appena conclusa.
I nuovi acquisti per completare il roster di quest’anno sono il veterano Mo Williams ed i centri Robin Lopez e Thomas Robinson. La squadra potrà fare affidamento su un quintetto ben collaudato ed un grande atletismo, ed anche se il roster non è molto profondo possono -anzi devono- ambire ad un posto ai prossimi playoff.

OKLAHOMA CITY THUNDER (OKC)
Non ci si può più nascondere, questa stagione sarà un crocevia per Kevin Durant ed i suoi Thunders. K.D. è un uomo in missione, ossessionato dal pensiero del titolo, sfumatogli in finale due stagioni fa contro i Miami Heat di Lebron James.
Dalla partenza di Harden, terzo “tenore”, passato a Houston nel 2012, OKC non è riuscita a trovare quell’amalgama pressoché perfetta che caratterizzava il suo gioco. La terza stella Kevin Martin (scambiato con Harden) come già anticipato era poco funzionale al gioco di OKC, ora è passato a Minnesota e fondamentalmente non è stato sostituito da nessuno. Indeboliti dunque? Macchè, il valore della squadra non si discute ed il “sacrificio” di Martin penso sia stato fatto proprio nell’ottica di mettere in primo piano la squadra rispetto al talento individuale.
Talento individuale che assolutamente non manca avendo gente come K.D. e Westbrook, che con Ibaka, Perkins e Sepholosha compongono un quintetto che potrebbe competere fino all’ultimo per l’anello, la fantastica ossessione di Durant…

UTAH JAZZ (UTA)
Se dovessimo fare un esempio di squadra in rifondazione, gli Utah Jazz calzerebbero a pennello. Il processo dura almeno da un paio d’anni: sono state progressivamente cedute le proprie punte di diamante, acquisendo così scelte in posizioni alte per il draft, dove due anni fa sono stati scelti giovani promettenti come la guardia Burks, il pivot turco classe ’92 Kanter e l’anno prima Hayward.
La progressiva cessione di “star” è stata fatta anche in ottica mercato, scambiandole con giocatori da contratti “importanti” ma in scadenza, in modo da liberare lo spazio salariale in occasione della prossima estate che vedrà diventare free-agent gente come
LeBron James, Carmelo Anthony, Dwyane Wade (etc…).
E nel frattempo? C’è da dire che Utah nonostante si sia ridimensionata negli ultimi anni si è sempre comportata più che bene, sfiorando i playoff la scorsa stagione. Questa sarà una stagione di transizione, ideale per far crescere i giovani senza pressioni. Se dovesse andar male, si consolerebbero con una chiamata alta al draft 2014, considerato uno dei più talentuosi degli ultimi anni. Come al solito in NBA deve essere guardato tutto a lungo termine e non soffermarsi al semplice scambio o partenza della propria stella…

Massimo Mele