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Rose
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Portland, venerdì 22 novembre. Dopo 27 minuti in campo e 20 punti realizzati, il ginocchio di Rose cede. Senza uno scontro, senza un contatto, senza un apparente motivo logico. Tutti pensano all’infortunio subito 18 mesi fa, ma il ginocchio non è lo stesso, è quello “buono”. Derrick esce dal campo, si fa portare negli spogliatoi a spalla, non riesce a camminare, non riesce a stendere la gamba. Subito si pensa il peggio, “ACL” (acronimo inglese per indicare la rottura dei legamenti), ma no, non può essere… Non a lui, non di nuovo.
La sera stessa arrivano tramite twitter i messaggi di auguri da parte di suoi compagni attuali, ex e addirittura rivali. Si perché lui è un giocatore simbolo di questa lega, un leader silenzioso, ma amato da tutti. Un giocatore che con la sua umiltà e la dedizione del gioco è riuscito a conquistare tifosi, avversari e addetti ai lavori.
Il giorno dopo arriva il responso dei medici: il problema è al menisco. Il “peggio” -ACL- è scongiurato. O forse no.
Mi spiego meglio: noi (appassionati) come “peggio” ovviamente intendiamo la sua lontananza forzata dal parquet. Vedere fermo -di nuovo- dopo un calvario di 18 mesi un ragazzo di 25 anni, anzi, il più giovane MVP della storia del gioco (l’unico che ha interrotto il dominio di LBJ negli ultimi 5 anni), fa male a tutti. Tutti. Tifosi suoi, tifosi di chicago oppure semplici appassionati.
Lo scenario che gli si presentava davanti era duplice: operarsi subito chiaramente, ma decidere di”ripulire” oppure di “riattaccare” il menisco. Il tutto ovviamente in relazione alle condizioni in cui si trovava il ginocchio agli occhi dei medici.
Il primo caso, richiederebbe dei tempi di recupero brevi -si parla di 1 mese- ma l’altra procedura sembrerebbe più efficace per la guarigione, riducendo i problemi nel lungo termine e quindi più conveniente per la sua carriera. Solo che per questa procedura ci vuole un recupero lento, si parla di 4-6 mesi. E’ la stessa che ha scelto Russel Westbrook, ma il suo infortunio -capitando durante i P.O. scorsi- gli ha permesso il recupero in estate ed ha perso solo qualche partita iniziale della stagione in corso.
Adesso forse vi è più chiara la difficoltà della scelta: operarsi e tornare dopo 1 mese, poichè averne già aspettati 18 è già troppo per un ragazzo di 25 anni…. oppure operarsi e tornare con calma, per non fare la fine di altri giocatori falcidiati dagli infortuni in passato (Roy, Oden), rimanendo degli eterni incompiuti?
Mentre questo articolo veniva scritto, la decisione è stata presa. Ed il verdetto ha gettato nello sconforto tutti gli appassionati della palla-a-spicchi: stagione finita. Si è optato per la scelta migliore per lui, per la sua carriera. Tutti egoisticamente speravamo di vederlo in campo prima possibile, dimenticandoci che è solo un ragazzo e che in futuro gli si prospetta una luminosa carriera, fisico permettendo.
L’effetto domino che si è innescato coinvolge anche Chicago. La franchigia dell’Illinois deve prendere delle decisioni ed una delle possibili soluzioni che è emersa nelle ultime ore è quella di puntare a “perdere”, puntando quindi ad una scelta alta nel prossimo draft che com’è noto si prevede molto talentuoso. Per fare ciò potrebbero cedere uno o più dei giocatori più rappresentativi, in scadenza magari, come Deng o Boozer, scambiandoli proprio per delle scelte –alte- al draft 2014. In modo da trovarsi Rose, una giovane promessa e chissà un’altra stella o uno spazio salariale ampio per offrire un contratto ad una superstar. Ma per ora è fantabasket.
Tornando a Rose, inizierà un altro periodo difficile per lui, dal quale si esce soltanto con la dedizione ed il carattere. Se ci vogliono gli “attributi” per tornare dopo un mese, ce ne vogliono di bene più grandi per tornare dopo sei…
Forza Rose.

Massimo Mele