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NBA Minnesota

Immortali, indomiti, costanti e vincenti, fastidiosamente vincenti. I San Antonio Spurs, dopo la batosta psicologica nelle Finals perse a gara7, sono partiti con la tipica voglia di riscatto dei grandi campioni. Non sembrano per nulla abbattuti dopo il dramma sportivo della scorsa estate, anzi, questo sembra averli caricati ulteriormente. Il loro record parla chiaro: sorpresi soltanto in casa dei Portland Trail Blazers, i texani hanno vinto 8 delle prime 9 partite. Ed alcune passeggiando. Notevole la prestazione al madison Square Garden di NY, dove i vice-campioni hanno letteralmente annichilito i padroni di casa, partendo 35-17 il primo quarto e vincendo alla fine di 31 punti.
Altra rivale bramosa di rivincita è OKC, sconfitta due anni fa in finale sempre dagli Heat. Partiti anche loro forti (5-2) nonostante Russel Westbrook –punta di diamante dopo Durant- sia appena tornato dalla rottura del menisco che lo ha tenuto fuori dagli ultimi PO. Kevin Durant –alias KD- è assolutamente ossessionato dal pensiero dell’anello e vorrebbe scrollarsi di dosso l’etichetta di “numero2” della lega, alle spalle ovviamente di suà maestà, “the king”, Lebron James. Partito fortissimo, con una media di 30.6 punti a partita K.D. è ad oggi il miglior marcatore della lega. Soltanto l’amalgama di squadra deve essere migliorata, ma avere un giocatore come Durant, così motivato è in forma, è un lusso che poche squadre possono permettersi.

Altro giocatore che ha avuto un impatto assolutamente devastante in questo inizio stagione è Kevin Love. L’ala-centro dei Minnesota Timberwolves sta letteralmente facendo la voce grossa a rimbalzo (14,2 rimbalzi a sera, secondo di un nulla dietro D.Howard) oltre ad essere un ottimo realizzatore (27,1 punti per partita, anche qui secondo della lega). Abile nel gioco in post basso, cecchino da dietro l’arco dei 7,25 (tira con il 36% da tre punti), Love sta sfruttando al massimo la sua atipicità, diventando un rebus per ogni difesa avversaria.
A proposito di pivot, come non parlare dei due centri forse più chiacchierati della passata stagione?  Anthony Davis e Dwight Howard per motivi diversi sono molto attesi questa stagione. Il primo, ex prima scelta assoluta (draft’12), nel suo secondo anno di NBA sta facendo vedere ottimi miglioramenti sia fisici (molto più “grosso” muscolarmente parlando) sia statistici. I New Orleans Pelicans puntano molto su di lui ed il salto di qualità non si è fatto attendere: 22punti ed 11 rimbalzi ad “allacciata di scarpe”, fanno di lui uno dei migliori pivot della lega al momento.
Diverso il discorso per Howard. Passato a Houston dopo la difficile stagione ai Lackers, è ai Rockets per cercare gloria nella post season. I dubbi sulle sue condizioni fisiche e l’etichetta di “scansafatiche” affibiatagli da Kobe Bryant, dovranno essere scacciate via a suon di risultati. Più che individuali –i numeri non sono mai stati un problema per lui- dovrà trovare la sintonia con l’altra stella di Houston, ossia James Harden, in modo da creare un asse piccolo-lungo davvero interessante.

Massimo Mele