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Paul-George

Dopo il draft, le analisi, gli allenamenti, le previsioni, le trade, le opinioni, i pronostici… c’è solo un giudice che può sentenziare in maniera ineluttabile il verdetto di una squadra o di un giocatore: IL CAMPO!

Dopo qualche partita possiamo iniziare a vedere come le squadre hanno reagito ai cambiamenti dell’estate, ovviamente non possiamo parlare di flop o di vere rivelazioni, ma soltanto di squadre o giocatori che godono di un particolare momento di forma o che si sono inseriti da subito nei meccanismi della squadra.

Detto ciò, passiamo al basket giocato. Come consuetudine i maghi del marketing NBA, sanno vendere il loro prodotto al meglio… e cosa c’è di meglio che cominciare la stagione con i campioni in carica contro la squadra della superstar Rose, al ritorno dopo un’attesa di un anno intero?
A Miami, gli Heat ospitano i Chicago Bulls nell’openin night. Sono rivali, si odiano e l’intensità della partita sembra da playoff, ma l’equilibrio dura poco. Già a meta del secondo quarto rimane poco da dire sulla partita: è stato un massacro. I campioni hanno letteralmente passeggiato sui quotati avversari, facendo valere la legge di casa e ricordando i motivi per cui hanno conquistato il titolo per due anni consecutivi. La disarmante facilità di gioco degli Heat ha impressionato tutti, salvo però essere “ridimensionata “ nelle partite successive, dove sono apparsi una squadra –fortissima- ma non imbattibile, perdendo il giorno dopo a Philadelphia contro i giovani 76ers. La conquista del terzo titolo consecutivo, il cosiddetto three-peat sarà dura, durissima; ma questi Heat danno l’impressione di poter premere sull’acceleratore in qualsiasi momento e ritornare ad essere la squadra delle 27 vittorie consecutive dell’anno passato (seconda migliore striscia di sempre).
Oltre il fascino della partita in se, l’interesse di tutti era quello di vedere le condizioni fisiche di Rose. Giocatore atletico, esplosivo, veloce… dopo una rottura del legamento del ginocchio ed un anno di riabilitazione senza giocare, in campo la rapidità e la velocità sembravano recuperata quasi alla perfezione, mentre la sua elevazione non era come tutti ricordavano. Però bisogna dargli tempo, la preparazione è appena finita ed i giocatori non sono al pieno della loro forma, inoltre Rose ha bisogno di giocare per ritrovare il ritmo partita e magari scrollarsi di dosso le “paure” scaturite dall’infortunio.

Una squadra assolutamente “bollente” è Indiana. Ha iniziato alla grande la stagione partendo con un  8-0 che non lascia alcun dubbio: i Pacers vogliono lottare per il titolo, e questo inizio è un chiaro messaggio a tutte le contendenti. Non è esattamente una sorpresa il fatto che i Pacers siano una delle pretendenti, ma la partenza bruciante si, soprattutto per la cattiveria e l’intensità che stanno mettendo in ogni partita. Ed  il tutto aspettando ancora Granger! Nel frattempo i tifosi della squadra di Indianapolis si godono il sempre più leader della squadra,  Paul George: “most improve player” della passata stagione, ha cominciato con numeri da capogiro, attualmente 3° nella classifica marcatori con 24.9 punti a sera.

Abbiamo parlato a lungo del draft, ma come si stanno comportando i rookie appena arrivati nella Nba? Deludente, almeno per ora, l’apporto della prima scelta assoluta A.Bennett. Il canadese ha realizzato il suo primo canestro solo dopo 5 partite giocate, la pressione che ruota attorno alla prima scelta è alta… ma sicuramente il suo rendimento tenderà a crescere col passare del tempo, una volta inserito nei meccanismi dei Cavs e con l’aumentare della fiducia in se stesso. Sicuramente notevole la presentazione nella lega del rookie dei 76ers, Michael Carter-Williams. Esordio da record per lui mettendo a referto 22 punti, 12 assist, 7 rimbalzi e 9 palle recuperate, mai nessuna matricola come lui nella partita di esordio. E come se non bastasse ha sfoderato questa partita contro i campioni in carica. Un’ottima partenza, che lo obbligano ad essere il favorito per il titolo di rookie dell’anno.
E gli italiani? Ricordiamo che Gallinari (Denver Nuggets) è ancora infortunato, mentre hanno cambiato squadra Belinelli (passato ai San Antonio Spurs) e Bargnani (passato a New York Knicks).
Marco Belinelli a San Antonio ha un ruolo da comprimario, ma è stato a lungo cercato dalla franchigia texana e questo vuol dire solo che coach Popovic (da 18 anni sulla panchina di San Antonio) crede in lui e lo ritiene un innesto giusto per i meccanismi perfetti degli Spurs.
Più complicata la situazione di Bargnani, anche se ai Knicks è andato per avere un ruolo di maggior leadership rispetto a Marco. La concorrenza tra i lunghi è forte, ma coach Woodson l’ha richiesto esplicitamente, sicuro che il suo talento possa dare una gran mano ai NY. Piazza non facile però, poiché molto esigente: dovrà essere bravo il “mago” Bargnani a conquistare la fiducia dei compagni prima e dei tifosi poi, in tempi relativamente brevi.
Datome, MVP dell’ultimo campionato italiano, ultimo (cronologicamente) degli italiani arrivato in NBA, sta provando a ritagliarsi un piccolo spazio ai Detroit Pistons, ma essendo matricola dovrà attendere e sfruttare al meglio le occasioni a disposizione. Inoltre la situazione ai Pistons non è propriamente idilliaca visto che sono in pieno processo di rinnovo, sono cambiati parecchi giocatori chiave ed il coach.
Aspettiamo il rientro del “gallo” Gallinari, previsto per fine novembre, anche se ci sono ancora dubbi sul suo esordio. Meglio non forzare i tempi visto che tornare dopo la rottura del legamento crociato è sempre delicato.

Massimo Mele