Il figlio del grande campione brasiliano che negli anni ’80 infiammava il Partenio, veste anche lui i colori biancoverdi e si racconta in un’intervista a cuore aperto.A volte ritornano; è la stana storia di Juary jr, figlio dell’indimenticato attaccante dei lupi in serie A, che calca il parquet dei palazzetti del futsal con la stessa maglia che fu del grande papà .L’illustre papà è stato il beniamino della tifoseria irpina, che andava in visibilio per quello scricciolo dalla velocità supersonica che esultava con un coreografico balletto attorno alla bandierina. Lui, Juary jr,all’erbetta dello stadio, ha preferito il parquet di un palazzetto, e da questa stagione indossa la maglia che fu degli stessi colori del papà.
Una singolare nemesi storica, o, se volete, un gradevole deja vu. Perchè questa scelta? “Diciamo che questo per me è un anno di transizione. Già da un paio di anni ero corteggiato dall’Avellino ma non credevo che il futsal facesse per me, ho sempre giocato a calcio. Alcuni mi dicevano che avevo la tecnica e i numeri per il futsal ma io facevo spallucce. Poi quest’estate sono rimasto senza contratto e ho scelto di provare questa nuova esperienza, con grande entusiasmo”.
Una carriera già ricca di esperienze nonostante la giovane età. “Ho cominciato nelle giovanili del Santos, in Brasile, dove ho giocato con Diego e Robinho, guarda loro dove sono arrivati- sorride-. Nel 2002 Pierpaolo Marino mi ha portato in Italia, nella primavera dell’Udinese. Da Udine sono tornato ad Avellino, quindi a Cervia, dove ho avuto Ciccio Graziani e Magrini come mister (l’anno più divertente) , e poi ho giocato in serie D ed Eccellenza”.
Come è il rapporto con tuo padre? Segue la tua carriera? “Mio padre avrebbe voluto che mi laureassi” sorride “perchè dice che il calcio è un ambiente con troppe pressioni che possono stritolarti. Nonostante ciò mi ha sempre seguito, e talvolta viene a vedermi”
L’eredità del nome che porti è un peso o un vantaggio? “Io non l’ho mai avvertita come un peso. Piuttosto sono gli addetti ai lavori che te la fanno pesare. Giochi bene o giochi male, per loro resti sempre un raccomandato. A Cervia ho giocato con Diego Maradona jr, un ragazzo squisito, ed era concorde con me nel dire che un calciatore dovrebbe essere giudicato per quello che è, non per il nome che porta”.
In cosa credi di assomigliare a tuo padre? “Nella vita in tante cose, nel campo quasi niente” sorride “Lui è stato un mito, ha vinto una coppa Campioni col Porto e qui ad Avellino è un idolo, è rimasto nel cuore della città. Chi ha giocato con lui mi dice che gli somiglio nelle movenze e nella corsa, ma per me papà resta inarrivabile”.
Cosa ti aspetti dal futuro? “Innanzitutto di fare bene quest’anno nel futsal. Poi vorrei tornare al calcio tra i professionisti, che ho solo assaggiato come antipasto”. Una curiosità , tuo padre è rimasto celebre per la sua esultanza, e tu, come esulti? “Cerco di imitarlo: mi sono già messo d’accordo con i miei compagni di squadra: se segno uno di loro fa la bandierina e io ci giro attorno per tre volte, come faceva papà. Però chissà , forse ne invento una mia. Magari giro attorno alla porta”. Juary jr, un campione di simpatia.
Autore: Antonio Del Vecchio