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Marc Marquez

A due settimane dal termine del campionato Moto Gp è tempo di bilanci. Provando a tirare le somme, salta subito all’occhio una cosa: era dalla stagione 2006, dal titolo iridato del “Kentucky boy” che non vedevamo una lotta così serrata ed emozionante, con il titolo in bilico fino all’ultima gara. Allora Hayden vinse il titolo su una stratosferica Honda, che colmava il gap con “il manico” di Valentino su una yamaha molto competitiva, ma sulla carta inferiore. Se è vero che la storia si ripete, di sicuro non è questo il caso: infatti a farla da padrona sulle piste nelle ultime stagioni è stata la casa di  Iwata con un Lorenzo quasi senza rivali. Ma i tempi cambiano, i giovani crescono, ed ecco che senza accorgertene spunta fuori un rookie molto particolare, uno che nelle classi inferiori ha già vinto tanto. Marc Marquez lo chiamano “El cabroncito”, ed è uno tosto, uno sveglio, uno che sa quello che vuole. E lo dimostra, a dispetto di timori reverenziali che sarebbero normali per tutti i giovani piloti, che solo nel salire su bolidi da 250 cavalli vedrebbero il coronamento di un sogno. Ma non per uno come lui, perché questo per lui non è abbastanza, e si mette fin da subito in testa la pazza idea di sfidare “il padrone di casa”, il suo connazionale che da svariati anni fa il bello e il cattivo tempo.

Durante il corso della stagione questo si è trasformato semplicemente in quello che potremmo definire un duello come pochi se ne sono visti nella storia recente della motoGP, fatto di grandi sorpassi, emozioni a non finire, e di quelle frecciatine tra i due contendenti che tanto aumentano il sapore della sfida.

I loro colleghi svolgono purtroppo un ruolo marginale, facendo da sfondo a una sfida che già da metà stagione si intuisce avere solo due partecipanti. Nello specifico i compagni di squadra dei protagonisti, dove chi per guai fisici come Pedrosa, chi per insormontabili problemi tecnici come Rossi, hanno decisamente interpretato il ruolo di seconde guide. Ancora un intervento in questi giorni per la spalla di Pedrosa, al quale magari farebbe bene “una visitina” al santo padre come molti suoi colleghi sportivi, vista la sfortuna che perseguita questo ottimo pilota da anni. Per quanto riguarda il Valentino nazionale non è facile dare un giudizio ad un pilota con una carriera del genere, possiamo solo constatare che sembra aver perso quella cattiveria agonistica che solo l’incoscienza, la fame di vittoria, o la giovane età possono dare. Possiamo assumere come emblema del cambio generazionale il sorpasso di Marquez ai danni di Valentino nel “cavatappi” di Laguna Seca, manovra funambolica che era riuscita in passato a Rossi su uno dei più grandi talenti del motociclismo degli ultimi anni, un certo Casey Stoner, uno che in tema di sorpassi e derapate spettacolari la sapeva lunga.

I test di Jerez sui prototipi del prossimo anno stanno dando esiti positivi per la maggior parte dei piloti di punta mentre le CRT sono un pò in difficoltà senza i potenti mezzi economici delle case madri, ma tutto lascia presagire che la prossima sarà una stagione in cui vedremo ancora protagonisti gli stessi sfidanti di quest’anno. Non che la cosa ci dispiaccia, anzi. Da segnalare anche le prestazioni di Crutchlow, Bautista, e Bradl, primi dei cosiddetti team “satellite” che, anche con qualche podio, sono sempre stati ostici avversari dei colleghi con mezzi migliori.

Nonostante una delle stagioni più divertenti degli ultimi anni, non c’è limite al miglioramento, e quella che è stata una sfida tra i due gioiellini di Honda eYamaha potrebbe guadagnare tanti punti se alla bagarre si potessero aggiungere ingredienti come un Pedrosa in piena forma o un Rossi tecnicamente e meccanicamente a posto. Magari con qualche faccia nuova sul podio oltre ai soliti noti.

Forse proprio per la bellissima stagione trascorsa, l’appeal delle due ruote sta coinvolgendo sempre più pubblico, e come al solito gli squali della payTV (in questo caso il solito Murdoch) hanno già messo le mani sui diritti TV del 2014, garantendosi l’esclusiva delle dirette sui propri canali, forse concedendo alcuni gran premi in diretta su cielo, il canale in chiaro di Sky. Nota per gli affezionati: si parla del solito Meda al commento, affiancato dall’ex pilota Capirossi, forse per non rendere il passaggio troppo traumatico ad un nuovo canale. Ma ormai nessuno la domenica potrà esultare “in piedi sul divano” come gli anni passati. Tranne i clienti Sky.

Vittorio Rummolo