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Franco Porzio

Una vittoria che deve passare forzatamente in secondo piano quella del Napoli Calcio sulla Fiorentina nella finalissima di Coppa Italia. Una festa dello sport tramutatasi in un qualcosa che non ha niente a che fare col mondo sportivo. Episodi incresciosi che, ahinoi, offuscano un successo strepitoso della formazione azzurra confermatasi, ancora una volta, capace di grandi imprese ed in netta crescita.
Franco Porzio, patron onorario della Carpisa Yamamay Acquachiara, insieme ai campioni dell’Associazione Milleculure, era stato invitato ad assistere al match proprio dal Presidente del CONI Giovanni Malagò durante la sfida di Coppa Davis di Tennis in quel di Napoli.
“Abbiamo accolto con grande piacere l’invito da parte del Presidente Malagò e tengo a ringraziare il CONI per l’invito ai campioni olimpionici napoletani che hanno fatto la storia dello sport italiano”.
Porzio racconta così, poi, i fatti accaduti nel pre-gara dell’Olimpico: “Abbiamo vissuto un’atmosfera surreale- spiega il mancino d’oro della pallanuoto italiana- All’interno dello stadio nessuno riusciva a capire il reale motivo per il quale non iniziasse la partita. Quando la notizia di cosa fosse davvero accaduto ha iniziato a circolare, il clima non era più lo stesso; percepivamo uno stato di tensione tangibile. Certo abbiamo assistito ad episodi non qualificanti come quello di fischiare l’inno nazionale o di invadere il terreno di gioco a fine partita ma l’organizzazione della kermesse, da ciò che ho visto nei paraggi ed all’interno dello stadio, doveva essere migliore”.
Problemi di organizzazione, quindi, per un evento seguito in diretta mondiale da ben 75 paesi. “Non c’è dubbio che occorreva tutt’altra organizzazione per questa finale di Tim Cup, la cosa migliore sarebbe stata prevenire piuttosto che cercare di intervenire a fatti accaduti”.
Una partita che ha messo a repentaglio la vita di un giovane tifoso partenopeo, Ciro Esposito, ricoverato al Policlinico “Gemelli” di Roma dopo essere stato ferito da un colpo di pistola prima della gara. “Sono incredulo per ciò che è accaduto al tifoso napoletano. Sono sincero, dopo questa esperienza ci penserò due volte prima di andare a  vedere partite di calcio fuori la mia città; è una vergogna a livello mondiale. Le Responsabilità? Sono di tutti: Stato, federazione, società, tifosi. Bisogna trovare una soluzione, non con le chiacchiere ma applicando e facendo rispettare le leggi esistenti. Non è corretto che se si vuole assistere ad una partita di calcio bisogna preventivare che possano succedere risse e che queste possano sfociare addirittura in omicidi o tentati omicidi”.
Negli sporti minori, però, è difficile che accada tutto ciò che, invece, con cadenza più o meno costante accade nel mondo del football: “In questo, gli sport cosiddetti minori sono da esempio. La verità è una: il rugby, la pallavolo, il basket, la pallanuoto sono degli sport veri e propri in cui ci si rispetta ed in cui emergono valori sani; il calcio non è più uno sport, ormai:nel mondo del pallone prevalgono interessi politici ed economici”.
E adesso quali contromisure bisognerà adottare? “Adesso occorre dare un segnale forte- spiega Porzio- Ricordo quando si interruppe il derby della capitale tra Roma e Lazio, sempre da questo signore, il tutto passò quasi come se fosse una cosa normale: mi sembrò come se si volessero coprire le colpe di un gesto gravissimo. Non è possibile che una sola persona possa fermare un’intera manifestazione sportiva con 80mila spettatori presenti. Non c’è mai rimedio al peggio e mi auguro che adesso si intervenga in modo drastico per far sì che episodi del genere non accadano più. Lo sport, qualunque esso sia, deve essere una festa e non è giusto che una persona debba rischiare la vita con unica ‘colpa’ quella di voler assistere ad una partita di calcio. E’ stata rovinata la nostra festa, la festa del pubblico napoletano ma soprattutto, cosa più importante, è stata messa a rischio la vita di un ragazzo: e ciò è inammissibile ed ingiustificabile”.

Gianluca Leo

Ufficio Stampa Carpisa Yamamay Acquachiara