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Pala Argine, Ponticelli
Ponticelli – Pala Argine, Sala Conferenze I. Meriggioli
Centro Federale Campania

Oltre l’ostacolo, oltre lo sport, oltre la passione, oltre ogni limite c’è il “Sitting Volley”. E’ stato presentato, ieri, nella sala conferenze della Ivan Meriggioli di Ponticelli, la nuova scommessa targata Fipav Campania: Il “Progetto Sitting Volley Campania”.  Al cospetto del Responsabile del settore Sitting Volley della FIPAV, Benito Montesi, e alla presenza del Coordinatore Tecnico Nazionale, Luigi Bertini, il Referente Regionale, Guido Pasciari assieme al Prof. Michele Ruscello, ha presentato il progetto regionale relativo alla pratica del Sitting Volley. Sin dalle prime battute della convention il messaggio è stato chiaro, ancor prima di parlare di campionati, squadre, società, modi o tempi di affiliazione, è necessario puntare sulla formazione specifica di figure competenti che si dedichino alla pratica di questo specialissimo sport. Dopo l’introduzione generale del Presidente del Comitato Regionale, Ernesto Boccia, e dopo la presentazione al pubblico degli intenti del progetto, il Prof. Ruscello, grazie anche ad un supporto video,  è entrato nel vivo dell’illustrazione che ha messo in condizione i presenti di approcciarsi al Sitting Volley nel miglior modo possibile. Si è partito dalle basi, in punta di piedi. Il sitting può essere praticato, senza distinzione, da soggetti con diversa abilità: Paraplegici, poliomelitici (lesioni midollari), cerebrolesi, amputati, les autres (paresi, distrofie, sclerosi ecc.), disabili intellettivo relazionali… e anche da soggetti normodotati. Si è proseguito illustrando il numero di componenti e le basi della pratica: una squadra può essere formata da un massimo di dodici giocatori, compresi due giocatori classificati come “minima disabilità”, un allenatore, un assistente allenatore, un preparatore ed un medico. I sei giocatori in campo possono avere un massimo di un giocatore con “minima disabilità”. Sin dalle prime nozioni sottoposte all’attenzione del presenti, sono state presentate anche le problematiche a cui si potrebbe andare incontro avvicinandosi a questo sport, quali la difficoltà dello “stanamento” dei potenziali atleti, ed il reclutamento stesso. A tal proposito, il Referente politico regionale è stato molto chiaro: “Il reclutamento parte dagli organi di competenza, le ASL, l’INAIL, l’INPS e le associazioni a supporto della materia ma, soprattutto, così come in tutti i progetti che hanno bisogno di costituire delle fondamenta, è necessario partire dalle scuole – continua Pasciari – il sitting è anche un ottimo veicolo di socializzazione e di integrazione che mette tutti i bambini, normodotati e non, sullo stesso piano”.  E’ stata affrontata anche la questione relativa alla concessione di eventuali fondi esistenti per la pratica ed il supporto di tale attività: “Senza la presenza certificata di disabili nell’ambito delle società affiliate, non certificheremo nulla a nessuno” – ha detto Pasciari – “E’ necessario specificarlo evitando qualsiasi equivoco in merito”. Precedenza su tutti i fronti ai disabili, dunque, evitando che possano, anche solo lontanamente, diventare oggetto di eventuali progetti a sfondo di lucro. Dopo l’intervento di Montesi ed un accenno anche agli intenti ed alle speranze olimpiche riposte in Rio 2016, grazie al Coordinatore Tecnico nazionale Luigi Bertini, la convention si è spostata sul campo di pratica, dove grazie, all’ausilio di Antonello Nolletti, Referente Tecnico Regionale (assieme al Prof. Ruscello), e dei suoi atleti, si è avuta la possibilità di assistere ad una dimostrazione pratica mentre a bordo campo si è dato vita ad un confronto tra tecnici ed interessati.
Nato sul finire degli anni 50′ nei Paesi Bassi, diventata disciplina paraolimpica nel 1980, la pratica sportiva del sitting volley è stata da sempre considerata  una disciplina speciale, anche rispetto agli altri sport paraolimpici. Porre sullo stesso piano, in tutti i sensi del termine, disabili e normodotati, infatti, rende questa pratica  un elemento indispensabile per la riabilitazione fisica e sociale dei soggetti che hanno dovuto affrontare dei traumi o che sono stati colpiti da defezioni dalla nascita. E’ stato tangibile l’entusiasmo nell’ aria di chi si è dedicato in questi mesi allo sviluppo del progetto ma, ancor più sentito, è stato il sentimento di partecipazione dei presenti e, questo, è stato solo l’inizio, l’approfondimento è d’obbligo!

Antonella Manfellotto